Giovedì scorso, come sapete tutti, si è tenuta la direzione nazionale del PDL alla quale ho partecipato proprio perché ne faccio parte.
Ho assistito ad un match: Gianfranco Fini ha iniziato un fuoco di fila nei confronti del Presidente Berlusconi che avevo previsto, ma mai cosi violento ed indecoroso.
Non è questo il PDL che avevamo immaginato.
Il Popolo Delle Libertà nasce dalla fusione di due grandi partiti: Forza Italia, il primo partito italiano, ed Alleanza Nazionale, il più grande partito della destra italiana (c’è ovviamente l’adesione di altri partiti e movimenti minori, quali quelli guidati da Giovanardi e Rotondi, ma in questa sede poco rilevano).
Finiamola con le ipocrisie e come ha detto il Presidente a Fini: “parliamoci chiaro”.
Il PDL è Silvio Berlusconi che ne è il Presidente, votato l’anno scorso all’unanimità ed il co-fondatore principale. Quando Gianfranco Fini si convinse a co-fondare il partito lo fece perché l’alternativa era bere o affogare. Fu costretto dai fatti contingenti del momento. Se ricordate la sua prima dichiarazione all’indomani della scalata del predellino fu “siamo alle comiche finali”, salvo poi a traghettare tutti i suoi all’interno del costituendo movimento. Quando martedì scorso ha detto a Berlusconi di essersi pentito di aver dato vita al PDL, lo ha detto a ragion veduta e – secondo me – era un rospo che gli stava in gola da molto tempo.
Adesso bisognerebbe essere consequenziali.
Dare vita ad una corrente di mini-minoranza non può che far male a tutto il partito e non è quello che vogliamo. Forse in AN dove albergavano diverse correnti di pensiero era la regola, ma di certo non lo era in Forza Italia e dunque non lo è neanche il PDL.

